Una storia d’amore infinita: PizzaBo


Introduzione

Come vivevamo prima di Just Eat, di Uber Eats e dei “grandi magnati” del Food Delivery?
Sembrano passati secoli da quando si chiamava direttamente il ristorante per ordinare.

La storia di cui voglio parlarti va ben oltre la realizzazione di un’idea, il brand awarness o le politiche commerciali. Questa è una vera e propria storia d’amore tra gli studenti di una città e un brand, rimasto nel cuore di ogni bolognese. Da ex studente dell’Alma Mater di Bologna, non potevo esimermi dal raccontarla.

Questa è la storia di PizzaBo.

Su internet si legge tanto in riferimento agli svariati passaggi di proprietà e alle maxi uscite degli ex fondatori. L’argomento che voglio trattare in questo articolo riguarda invece le determinanti del successo virale di PizzaBo.

Nella redazione dell’articolo ho deciso di coinvolgere Marco Tosatto, un mio caro amico bolognese e organizzatore della famosa “Ultima Cena di PizzaBo” (se non vi è ancora scesa una lacrima significa che dovrete arrivare a fine articolo per capire).

Dall’idea alla realizzazione

Oggi è normale, quasi scontata, l’idea di ordinare del cibo d’asporto con un click. Lo fanno davvero tutti ed esistono decine di piattaforme per farlo.
Purtroppo, o per fortuna, fino a 10 anni fa il mondo era totalmente diverso e se avessi voluto ordinare una pizza avrei dovuto alzare il telefono, comporre il numero e parlare direttamente con la pizzeria…. Poi è arrivata PizzaBo!”.

Le parole di Marco sopra riportate riassumono a pieno la mission della Startup: aiutare i giovani (e non solo loro) a ordinare la pizza d’asporto, senza abbandonare le postazioni di studio o lavoro.

Il progetto nasce nel lontano 2008 da Christian Sarcuni, originario di Matera e neolaureato all’Università di Bologna in Scienze di Internet. Christian racconta che, tornando a casa, trovò la cassetta della posta piena di volantini con offerte di varie pizzerie per la consegna di pizza a domicilio. Da lì l’idea. L’obiettivo era quello di creare un sito di fooddelivery che permettesse di selezionare le migliori pizzerie e di ordinare la pizza direttamente con il mouse, in facilità e rapidità. Come diremmo a Bologna, una “bazza”.

Con questo intento, assieme a Livio Lifranchi (anche lui lucano e studente Unibo), nel 2009 Sarcuni fonda PizzaBo. In pochi mesi i due ragazzi avevano creato il sito e cercato le pizzerie disposte a partecipare, offrendo loro (in comodato d’uso gratuito) un dispositivo per la stampa dell’ordine e l’indirizzo dell’utente.
Avevano una strategia commerciale affinata e con questa ampliarono il servizio anche a Pisa, Padova, Parma, Ferrara e Milano.

A questo punto ti starai chiedendo dove fosse Just Eat, semplicemente non era ancora presente in Italia.
PizzaBo è stata una delle prime Food Delivery italiane e in pochi mesi, senza troppa concorrenza, raggiunse un traffico di 10mila utenti e 51 pizzerie in rete.

Converrai con me che il fattore Timing è stato sicuramente il primo fattore critico di successo, tuttavia è necessario fare alcune altre considerazioni fondamentali riguardo allo sviluppo virale della Startup.

La community Bolognese

Sono molti i fattori che hanno permesso a questa storia d’amore di vivere le brezza della migliore passione, uno di questi è sicuramente “la location”. Bologna era la città giusta al momento giusto. La città ha sempre pullulato di studenti che si sentono parte integrante del sistema universitario.

L’arrivo di PizzaBo fu quasi un pretesto per rafforzare questo legame con il territorio. Tra le vie del centro universitario non si è parlato d’altro per anni. La frase “Ordiniamo da PizzaBo” risuonava sotto ogni portico a qualunque ora.

Christian Sarcuni e il suo team erano stati in grado di creare un brand semplice e forte, con una nota prepotente di appartenenza al territorio e, di conseguenza, una community pronta ad azionare il passaparola. Con le parole di Marco: “PizzaBo rappresenta Bologna come alcune gelaterie del centro, i vari ristoranti storici e tutte quelle realtà piccole, che però conoscono tutti nel territorio. Molto particolare per una startup che eroga un servizio online no?”

PizzaBo andava ben oltre la pizza d’asporto, era un simbolo dello studente bolognese.

La pizza con un click

Alla base di ogni progetto però c’è sempre l’offerta e il team di PizzaBo lo sapeva bene.

Per tale motivo si affidarono alla semplicità e l’immediatezza.

In ogni step del processo il cliente poteva usufruire di uno strumento semplice e rapido che gli permetteva di ordinare la pizza senza interrompere studio o lavoro, mentre al ristorante veniva fornito una piccola stampante da cui venivano stampati gli ordini provenienti dal sito.

Questa facilità nella filiera era riscontrabile anche nell’esperienza digitale d’acquisto. Se hai ordinato da PizzaBo, sicuramente ricorderai l’immediatezza e la semplicità del servizio.

Anche qui voglio riportare le parole di Marco: “PizzaBo incarnava perfettamente le “vibes” dello studente medio di Bologna: il design era molto semplice; il logo oggi sarebbe inaccettabile; lo stesso nome del brand oggi suona un po’ “goffo”, non ha inglesismi di nessun tipo, ma esprime a pieno il suo valore: Pizza a Bologna”.

Conclusione

Come molte storie d’amore travolgenti, anche qui la fine lascia un vuoto impossibile da colmare.

Lo sviluppo straordinario di PizzaBo in pochi anni ha consentito ai suoi fondatori di fare un “doloroso” exit di ben 55 milioni di euro, vendendo il 100% delle quote alla società Tedesca “Rocket Internet”. Successivamente nel 2016 il marchio è stato acquistato dal colosso JustEat.

PizzaBo è un marchio che molti giovani, studenti e non, associano ancora a momenti indimenticabili dei loro anni migliori. Perciò, quando Marco Tosatto ha organizzato una cena d’addio a base di pizza, tutta la community si è raccolta per un’ultima volta.
Il 26 ottobre 2016 hanno partecipato all’evento circa duemila persone, chi fisicamente, chi da casa, ordinando per l’ultima volta da PizzaBo.

Ma qual è stata la leva che ha reso virale la Startup PizzaBo?
I quadernini che circolavano per la zona universitaria, i gonfiabili davanti alle facoltà, gli sconti offerti in Piazza Verdi, tutto ciò ha sicuramente aiutato, ma non è da considerare determinante.
Escludo anche l’utilizzo massivo dei social: nel 2010 Instagram era appena nato e Facebook non aveva la rilevanza di oggi.

La verità è che PizzaBo integrava un prodotto distintivo, un servizio semplice ed efficace, un’appartenenza territoriale e universitaria e un timing perfetto. Questi fattori hanno portato ad un passaparola naturale e massivo, determinando il successo della startup bolognese.

Se queste determinanti non ti bastano, chiediti: “Cosa c’è di più virale della pizza?!”

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