Testare la Soluzione con l’MVP: il lancio del prodotto


Fatto è meglio di perfetto

“Se lanci il tuo prodotto e non ti senti in imbarazzo significa che lo hai lanciato troppo tardi”.

Con questa citazione dell’imprenditore Reid Hoffman, vorrei introdurre un problema ricorrente per ogni Startup early stage, ovvero la paura di di lanciare un prodotto non perfettamente realizzato.

Infatti, l’errore più grande è proprio quello di spendere tanto tempo, tante energie e tanto denaro per creare un prodotto che pensiamo sia perfetto in tutte le sue parti e funzionalità senza aver ottenuto sul mercato dei feedback dai clienti per cui quel prodotto è stato pensato.

Una Startup per avere successo deve sviluppare un prodotto che piaccia ai clienti di riferimento e non ai propri founder. Bisogna capire in modo veloce ed economico come modificare o migliorare il proprio prodotto per adattarlo alle esigenze degli utenti.

Questo processo di apprendimento è facilitato dalla creazione di un Minimun Viable Product.

Il Minimum Viable Product

Concretamente l’MVP è la versione iniziale (non realizzata nei minimi dettagli) del nostro prodotto, attraverso la quale dovranno essere testate tutte le funzionalità core che si intende sviluppare, per poi mantenere solo quelle che il cliente ritiene importanti ed essenziali.

Ma questa definizione non ci deve portare a pensare che l’MVP sia essenzialmente il prototipo, solo la brutta e primissima versione del nostro prodotto finale.

In realtà il Minimum Viable Product va inteso come un processo di sviluppo di prodotto e di validazione di ciò che potrebbe funzionare sul mercato.

Si tratta di una strategia di prodotto che si basa sul simulare, spendendo meno risorse possibili, l’esperienza finale del cliente e da lì capire quali aspetti, quali mezzi di comunicazioni o quali opzioni potrebbero migliorare la loro esperienza d’acquisto.

L’idea è proprio quella di spendere meno denaro e tempo possibile prima di aver capito su quali funzionalità concentrarsi per la realizzazione del prodotto finale. Si dovrà modellare e migliorare con il tempo la versione beta del nostro prodotto in base a ciò che più trova utile l’utente, osservando e analizzando come la usano e il loro comportamento on-site. Svilupperemo così alla fine un prodotto che siamo certi che piacerà e verrà utilizzato dal cliente finale.

Saranno quindi proprio gli early adopeters a contribuire alla realizzazione del prodotto finale. Tutti i cambiamenti che si attueranno in corso d’opera dovranno essere considerati come delle opportunità da cogliere anche se si discosteranno dall’idea iniziale che avevamo in testa del nostro prodotto.

Seppur qualsiasi strategia atta a simulare la customer experience della nicchia di mercato possa essere considerata un MVP, la teoria ci propone alcuni modelli specifici di riferimento che ci possano far capire in concreto cosa significa sviluppare un MVP.

I tipi di MVP

Esistono molte tipologie di MVP da cui prendere spunto per testare la propria soluzione. Sono tutti tipi di MVP utili per ottenere dai clienti più feedback possibili per cercare di migliorare il proprio prodotto o servizio:

  • Il Video Demo: si tratta di un video che illustra nel dettaglio le funzionalità del prodotto/servizio e come dovrebbe essere utilizzato. Il prodotto ancora non esiste ma si vuole testare la reazione degli utenti dopo la visione per capire se ci sia il desiderio di provarlo o meno.

L’esempio più famoso è quello di Dropbox, il servizio di cloud americano. Nel loro caso era già dispendioso e difficile (per sforzi tecnici non indifferenti) creare una versione base che mostrasse tutte le qualità di Dropbox. Per questo il team decise di creare un semplice video che mostrasse i punti salienti del funzionamento di Dropbox e di condividerlo nelle community tecnologiche dove si trovava la propria nicchia di mercato. Grazie a questo video la lista di utenti interessati a sviluppi futuri passò da 5000 a 75000 utenti.

  • Il Mago di Oz: ossia si dà al cliente l’impressione di aver creato una piattaforma completamente automatizzata ma in realtà dietro le quinte si nasconde un lavoro e un meccanismo completamente manuale di cui l’utente non è a conoscenza.

Il caso Zappos è un esempio eclatante di MVP stile Mago di Oz. Il founder di Zappos, piattaforma per la vendita di scarpe online, voleva dimostrare che la sua nicchia fosse interessata all’ acquisto di scarpe online prima di investire denaro sulla creazione dell’app e del sistema logistico che ne avrebbe assicurato la crescita sostenibile.

Il founder chiese semplicemente ad alcuni negozi che conosceva se poteva fare alcune foto alle loro scarpe e in seguito le rese disponibili sul suo sito web pur non possedendole fisicamente.

Qualora un cliente avesse dimostrato interesse procedendo all’acquisto di una certa scarpa, il team di zappos avrebbe validato le sue ipotesi.

L’utente che si imbatteva nel sitoweb pensava che fosse una piattaforma reale già rodata e non aveva idea del trucchetto che avveniva dietro le quinte. Questo procedimento però ha permesso a Zappos di conoscere il mercato potenziale e le preferenze dei clienti, e di sviluppare la piattaforma secondo le loro esigenze.

Lanciare il tuo prodotto

  • Concierge: si simula un meccanismo automatizzato ma in realtà si fa tutto di persona e il cliente sa che sta interagendo con un umano.

Un esempio potrebbe essere quello di creare gruppi sui social dove si fanno incontrare domanda e offerta del servizio che si vuole sviluppare per constatare nel concreto se può esistere questo match. L’utente sa che il moderatore del gruppo è una persona in carne ed ossa che vuole far provare e validare la propria soluzione.

  • Landing Page: si intende una pagina o sito web di atterraggio dove si descrive la proposta di valore e i servizi essenziali del prodotto che si vuole sviluppare e si ci si fa lasciare un contatto (tipo una mail) per rimanere aggiornati sui futuri sviluppi. Non abbiamo ancora un prodotto finito ma vogliamo constatre che ci sia un interesse di qualche tipo per il nostro prodotto o servizio. Parleremo di come costruire una landing page nel prossimo articolo.

Oltre aqueste tipologie di MVP, per testare la validità e la potenza della propria soluzione e per avere suggerimenti a riguardo si può fare banalmente una presentazione PowerPoint di come dovrebbe funzionare il proprio prodotto a degli investitori oppure utilizzare piattaforme di Crowdfunding.

L’ A/B testing

Una Startup nasce in condizione di estrema incertezza. Molte volte i founder hanno in mente diverse versioni del loro prodotto o servizio ma non sanno esattamente quale di queste possa essere quella vincente.

In questo contesto si inserisce la fase di sperimentazione e testing continuo sul nostro prodotto. L’A/B testing o Split test è uno degli strumenti cardine più usati in questa fase dato che permette di capire tra due versioni di un artefatto (un MVP, una campagna pubblicitaria o altro) quale sia quella più funzionale per veicolare il giusto messaggio alla nicchia di utenti scelta.

Nella pratica consiste in un esperimento dove le Startup creano due MVP molto simili che si differenziano solo per una determinata caratteristica. Bisogna far utilizzare le due versioni dello stesso MVP allo stesso numero di persone e poi analizzare i dati per vedere quale ha funzionato meglio.

È importante capire quale obiettivo vogliamo raggiungere, l’efficacia di quale caratteristica dell’MVP dobbiamo testare e come dirigere il traffico in parti uguali (50%) nelle due varianti.

Facciamo un esempio. Siamo una Startup che vuole vendere vestiti di cotone riciclato e abbiamo creato un MVP in stile Landing Page. L’obiettivo che vogliamo raggiungere in questo momento è quello di vedere se c’è interesse per il nostro servizio facendoci lasciare una mail “se interessato”. Possiamo creare una Landing Page (sito web) che contenga un video che illustri le caratteristiche del nostro prodotto e un’altra landing completamente uguale ma che invece del video ha in alto una foto emblematica rappresentante il nostro prodotto. L’idea è proprio quella di far atterrare lo stesso numero di persone nei due siti web e vedere in quale dei due siano state lasciate più mail. Così potremmo facilmente constatare se per quel determinato obiettivo, cioè per farsi lasciare la mail, conviene ed è più utile inserire nella Landing Page un video o una foto.

Che cos'è l'A/B testing per il lancio di un prodotto

Il concetto è che non dobbiamo decidere noi cosa vada meglio o vada peggio, cosa inserire o non inserire, ma dobbiamo testare tutte le nostre ipotesi tramite A/B testing, raccogliendo più dati possibili sui gusti dei nostri clienti.

Come avrai capito, sarà necessario fare molti A/B testing e confrontare molte caratteristiche (pulsante della call to action, tipo di ricompensa ecc.) per arrivare al prodotto finale perfetto e ottimizzato. Questa fase di testing presuppone quindi l’utilizzo di MVP, cioè di versioni del prodotto da poter creare facilmente e in poco tempo e costantemente modificabili.

Conclusione

L’idea da sola non fa fare i soldi a una Startup.

Molto più importante è l’execution, cioè la fase di sviluppo del proprio prodotto o servizio.

La fase di execution parte sempre dalla realizzazione di un MVP, una strategia che aiuta gli imprenditori a comprendere con minimi sforzi i tratti essenziali da sviluppare per creare un prodotto vincente per cui le persone saranno disposte a spendere del denaro.

Non aver timore di lanciare un prodotto non ancora perfetto, la fase di test del tuo MVP sarà l’unico modo per far crescere in modo organico e veloce la tua Startup.

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2 commenti su “Testare la Soluzione con l’MVP: il lancio del prodotto”

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